Tempo pastorale per una Chiesa italiana “inquieta”

Tempo pastorale per una Chiesa italiana “inquieta”

Dal 24 al 27 maggio la Conferenza Episcopale Italiana ha tenuto la sua 74th Assemblea Generale. Papa Francesco lo ha aperto con una preghiera e un colloquio con i vescovi presenti. I lavori dell’Assemblea, sotto la guida del Card. Gualdero Pacetti, si sono concentrati sul tema “Annunciazione del Vangelo nella Risurrezione”. Inizia un cammino sinodale. Nella sua introduzione il cardinale Psetti ha definito questo viaggio come “un atto essenziale che consentirà alle nostre Chiese in Italia di continuare a seguire un grande stile di storia affidabile e degna di fiducia”.

Il papa ha esortato i vescovi ad accettare la sfida proposta alla conferenza di predicazione di Firenze ea migliorare il cammino dal basso al centro del popolo di Dio. Ha sempre lamentato una certa “dimenticanza” dei suoi discorsi ai vescovi nel capoluogo toscano il 10 novembre 2015. Chiaramente, l’interazione tra la chiamata pastorale della Chiesa universale – di cui parleremo più avanti – e l’inizio del cammino sinodale della Chiesa italiana sarà un’occasione unica per sincronizzare questi percorsi.

L’Assemblea Generale ha votato la seguente risoluzione: “I vescovi italiani dovrebbero iniziare con questa assemblea il cammino sinodale indicato da Papa Francesco e proposto nella prima bozza della Carta presentata al Santo Padre”. Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana istituirà un Comitato Esecutivo per sincronizzarne temi, calendario e format.

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I termini misurati del movimento riassumono un dibattito durato sei anni. È stato il Papa ad aprire il dibattito a Firenze ea suggerire il sistema sinodale: “La Nazione non è un museo ma un’opera collettiva in costruzione permanente in cui si devono condividere cose diverse, comprese le appartenenze politiche o religiose. ”, ha detto Francesco. “Amo una chiesa italiana inquieta”, dico, sempre vicino all’abbandono, al dimenticato, all’imperfetto. “

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Tutto era sotto radar. All’inizio del 2019, la nostra rivista ha ripreso il suo progetto di sinodo nazionale, poiché sembrava a tutti il ​​modo definitivo per segnalarlo, il modo migliore per aiutarci ad approfondire la storia di oggi. Il processo sinodale è infatti un luogo privilegiato e discreto dove, se lo Spirito Santo è attivo – come ha detto Francesco – “prende a calci il tavolo, lo butta via e ricomincia”. Quindi la domanda qui è: non ci rendiamo conto oggi che abbiamo bisogno di un calcio dallo Spirito se vogliamo risvegliarci dal nostro spirito?

Gli interventi ufficiali dei vescovi hanno seguito il nostro piano L’Oservador Romano, Avenier, Courier della Serra, E da teologi e studiosi famiglia cristiana, Regno E altre sezioni della stampa cattolica e laica, in generale, hanno alimentato il dibattito. Successivamente sono intervenuti padre Bartolomeo Sorge e il sociologo Giuseppe de Rita La Civil Catholica. Il 1° aprile 2019 ha fatto notare il cardinale Passetti. “La sinodalità è ciò che consideriamo accettabile e che deve essere seguito da una società rotta come la nostra”. Il Papa ha poi efficacemente indicato il cammino sinodale della Chiesa italiana, parlando con i vescovi in ​​apertura della 73 73 Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, 20 maggio 2019.

Infine, lo schema è chiaro: costruire le basi; Comunità per comunità, diocesi diocesi

Il 21 gennaio, la direzione è stata aggiornata. “Al di là delle emergenze, l’Italia deve risolvere le quattro ‘fratture’ (salute, problemi sociali, istruzione e nuova povertà) che sono state lese attraverso una fondamentale ‘opera di riconciliazione'”.

Il 30 gennaio Francesco, in un discorso, ha difeso risolutamente il Concilio Vaticano II (“chi non lo segue è fuori della Chiesa”) e ne ha risolutamente ripreso il programma: “La Chiesa italiana deve tornare al convegno di Firenze, e un sinodo nazionale, comunità, diocesi per diocesi.” Necessità di avviare un processo di adattamento: questo processo sarà un catalizzatore. “Il contesto è chiaro: un incontro organizzato dai vescovi italiani. Il messaggio è chiaro: la Chiesa italiana deve avviare un processo sinodale nazionale. Infine, lo schema è chiaro: costruire le basi; Comunità per comunità, diocesi diocesi. “Il momento è adesso”, ha dichiarato Francis.

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Fondamentale è un’“opera di riconciliazione” con la realtà e la storia del nostro Paese, anche recente. Si tratta di una rivisitazione dello “stile esistenziale” della Chiesa italiana nella storia e nella vita del Paese, conosciuto come “il cuore pulsante di Dio nella storia della Chiesa” (Mons. Aldo del Monte).

Le parole di Francesco alla Curia Romana del 21 dicembre 2019 dovrebbero portare alla saggezza: «Non siamo più nella cristianità! Oggi non stiamo solo creando cultura ora, non siamo i primi a chiedere troppo. Da qui la necessità di un cambiamento di mentalità pastorale. Pertanto, è necessario conoscere le dinamiche interne della Chiesa italiana, in particolare del “clero”.

Pastore è un mare aperto, noi – nel pieno dell’epidemia Francesco ha detto – “Siamo tutti sulla stessa barca”.

Oggi i credenti sono chiamati a mettersi in fila con tutti, e lo fanno con la consapevolezza di essere anche cittadini. Questa è una vera sfida culturale, più che un progetto. Pertanto, in un mondo trasformato dall’annuncio del Vangelo e dalle epidemie, è necessario parlare di trasformazione da stili di vita mobili, fluidi, in rapido cambiamento, pluralistici, dalle realtà “alternative” dei social network e altro ancora. Altre modifiche.

I processi di rinnovamento ecclesiale sono una verità simile, e il protagonista è il popolo di Dio. La Chiesa italiana deve considerarsi uno Stato sinodale. La richiesta del “Sinodo dal basso” ha già messo in moto risposte, discussioni e coinvolgimento delle comunità e di alcune diocesi. Il sistema pastorale non è né più né meno di quanto lo sia la Chiesa.

In questo senso, possiamo tornare alle osservazioni finali fatte da padre Bartholomew Sorge alla Conferenza della Predicazione del 1976, che sono registrate nelle Leggi. Dopo aver affermato che «la risposta dei vescovi alla Chiesa italiana non può più essere affidata alla redazione di un documento, ha espresso la necessità di dar vita a strutture permanenti di cooperazione e cooperazione tra vescovi e vescovi, con rappresentanti delle diverse comunità ecclesiali e tutti i movimenti di ispirazione cristiana operanti in Italia».

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Padre Sorge ha voluto sottolineare come Francesco continua ad essere definito oggi come “persone e pastori insieme”. Infatti, ha proseguito padre Sorge, «è urgente dare alla nostra comunità ecclesiale un luogo di incontro, dialogo, analisi, iniziativa… per sradicare l’inaccettabile divisione tra la ‘chiesa istituzionale’ e la ‘vera chiesa’». Quella divisione oggi è a rischio. A quel tempo, questo piano non è stato seguito. Oggi ci sono le condizioni per prendere quell’idea. Sappiamo che i benefici del cammino sinodale provengono dalla grazia dello Spirito Santo. Pastore, ultimo!

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su La Civilda Cattolica Qui

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